Da oltre trent’anni mi occupo di linguaggio, comunicazione, sviluppo e apprendimenti scolastici.
Nel mio lavoro affianco i genitori nell’osservazione e nella comprensione delle difficoltà del proprio bambino, aiutandoli a individuare strategie e modalità di intervento che possano entrare concretamente nella vita quotidiana.
Lavoro in presenza a Milano e, quando appropriato, anche online, per poter accompagnare le famiglie che vivono lontano o che hanno difficoltà a raggiungere lo studio.
Ogni bambino ha una storia, caratteristiche, tempi e modalità proprie di comunicare e apprendere.
Per questo il mio lavoro parte dall’ascolto e dall’osservazione: cerco di comprendere ciò che sta accadendo prima di decidere come intervenire.
La logopedia affettiva nasce da un’urgenza: riportare la cura del linguaggio e degli apprendimenti dentro la sua matrice primaria, quella relazionale. Non è un vezzo poetico, non è un’etichetta morbida. È un posizionamento tecnico. Perché il linguaggio e gli apprendimenti non sono un insieme di fonemi e competenze: sono un sistema neurobiologico che si sviluppa solo se qualcuno ci guarda, ci regola, ci contiene.
La logopedia affettiva è questo: riportare l’affetto al suo posto, cioè nella struttura del trattamento, non nella superficie. Ho depositato questo nome perché tante difficoltà del bambino, non tutte, non nascono solo da un disturbo, ma da una storia di regolazione fragile o da un sistema che a volte non funziona come dovrebbe.
E allora il trattamento non può essere solo tecnico. Deve essere affettivo, cioè:
– Regolazione: prima di parlare, il sistema nervoso deve sentirsi al sicuro.
– Sintonizzazione: il professionista diventa un co‑regolatore, non un correttore.
– Apprendimento: il linguaggio e tutte le competenze emergono quando la relazione è stabile, prevedibile, non minacciosa.
– Riparazione: molti bambini non hanno bisogno di “esercizi”, ma di un contesto che ripari micro‑fratture comunicative. Affettiva non è una carezza.
Affettiva è una cornice neuropsicologica: il sistema limbico decide se il bambino può apprendere o se deve difendersi.
Se è in difesa, non c’è competenza che tenga.
Se è in sicurezza, il linguaggio, la comunicazione e gli apprendimenti si aprono.
La logopedia affettiva è quindi un metodo che integra:
– neuroscienze dell’attaccamento
– modelli di co‑regolazione
– tecniche logopediche
– osservazione sistemica del contesto di vita
Ho scelto “affettiva” perché è una parola che non permette ambiguità.
Porta a guardare le competenze per ciò che sono: un fenomeno relazionale.
Porta ad affiancare il bambino, ma anche il sistema che lo circonda.
Porta a ricordare che ogni intervento è un atto che modifica la sua storia emotiva.
La logopedia affettiva è un nome che non si può fraintendere: si lavora sulle competenze, ma prima si protegge la persona.